FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - "In che luce cadranno?" di Gabriele Galloni
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Annalisa Lucini |
Ci basterebbe credere a una riva;
a una luce che vada scomparendo
dietro gli scogli; o che un morto
riviva,
che si perda tornando.
Ho
scelto di inaugurare la mia rubrica Fraseggi
di luce con questa poesia di Gabriele Galloni, tratta da “In che
luce cadranno” (Rp Libri, 2018) perché da giorni, come un mantra che non
riesco a zittire, ho nella testa la scia sonora di questo titolo.
Detto
e ridetto, sospirato e appena accennato, canticchiato, gridato e poi sillabato.
In che luce cadranno… In che luce
cadranno…. In-che-lu-ce-ca-dran-no.
Domanda,
affermazione, constatazione dell’indicibile o dell’Invisibile. Può essere tutto
vero oppure frutto di suggestioni.
Eccoli
i fraseggi per i quali prendo in prestito la definizione che ne fornisce
l’amico e direttore d’orchestra Cesare Buccitti. Essi sono il “modo in cui si articola espressivamente il
discorso musicale di un brano, la sua interpretazione, mediante l’uso di
legature, respiri o cesure non scritte ma suggerite dalla notazione”.
I morti continuano a porsi
le stesse domande dei vivi:
rimangono i corsi e i ricorsi
del vivere identici sulle
due rive. In che luce cadranno
tornati alle cellule.
Gabriele,
in che luce cadranno quei morti che continuano a porsi le stesse domande dei
vivi? E in che luce cadremo noi che viviamo sull’altra sponda, con i nostri
corsi e ricorsi esistenziali. Noi nelle nostre vite piene di tutto. I niente
che riempiono e sanno saziare. Privilegiati, arroccati nei nostri punti di
osservazione. Quasi mai disposti a scendere da certi piedistalli. Noi che con
raziocinio, chiamiamo l’altra parte della sponda al di là e che, a volte, ignoriamo la sostanza del nostro essere al di qua.
I morti scrivono
infinite missive di amore.
Le spediscono nelle prime ore
del mattino.
In
che luce cadranno gli oblii di vite vissute tempo fa? In che luce cadrà il buio
che ci circonda? In che luce cadremo io e te che per poco non ci siamo incontrati?
Mi
cercasti nel mio miglior momento. Quello della consapevolezza di aver fatto
scelte pessime. Vita perfetta che richiede altra perfezione e che, se non ti
ingoia subito, lo farà dopo. O prima o poi o forse o mai.
I morti sognano; certo che sognano.
Scrivono i loro sogni quando sfuma
la cartilagine.
Nei
sogni ricorrenti, quasi sempre ci si sveglia sul più bello. E questo accade a
molti.
Cerchi
una spiegazione e non puoi trovarla, perché forse non esiste. Allora provi a
riaddormentarti, sperando di ricominciare a sognare dal punto esatto in cui
avevi smesso. Se riesci, vuol dire che avevi solo sognato di svegliarti. Se
invece non riesci a riprendere sonno, allora vuol dire che sei sveglio davvero
e l’unica cosa che puoi fare è cercare di scrivere i tuoi sogni per tentare di
non dimenticarli.
Fraseggi
di luce. Legature spontanee che talvolta sembrano appartenere al trascendente e
poi degradano verso colori chiari e si sciolgono al sole o sotto una pioggia
improvvisa. E di loro rimane la bellezza, quel senso di abbellimento
dell’istante, un singolo pensiero, arrivato e poi andato via nel momento in cui
hai cercato di afferrarlo.
Giorno di Venere; i morti si
sposano.
La loro casa è colma di fiori;
sui pavimenti, sui muri, sui letti.
La stoffa si sfilaccia. Gli invitati
passano il pomeriggio nella luce
abbagliante del mare, su un tappeto.
In
che luce cadremo quando avremo smesso di far festa e saremo felici per il
silenzio riconquistato? In che luce cadranno orpelli e zavorre che ci tengono saldi
sulla strada percorsa e su quella ancora da fare? Gabriele, in che luce
cadremo? In che luce cadranno i nostri pensieri quando saranno tornati nel loro
luogo d’origine?
La musica è il contrappunto
dei passi sulla terra.
Ognuno
di noi ha una forma, un modo speciale di sentire la vita che scorre. Di certo è
questo che caratterizza il nostro essere al mondo e dà impulso a pensieri e
sentimenti.
Non
siamo indenni da nulla e nessuno è meglio o peggio di altri e non è importante
la durata del tempo che abbiamo vissuto ma “come abbiamo vissuto”.
Talvolta
mi chiedo il senso di questa vita e se proprio la poesia, nelle sue
numerosissime estrinsecazioni, come un “chiaroscuro” sia essa stessa metafora
dell’esistenza.
Se è
vero, come scriveva Benedetto Croce, che “prima
che scatti la scintilla poetica non ci sono figure rilevate nella luce e
nell’ombra, ma il buio; e solo questa scintilla irradia la luce”, allora
senza alcun dubbio è quel “credere a una riva” che genera l’idea “o che un
morto riviva” oppure “che si perda tornando” il segreto per ri- tornare un
giorno nella luce abbagliante del mare.
Perché
un giorno tutti torneremo e ci perderemo
nella luce abbagliante del mare.
Riferimenti bibliografici:
-In
che luce cadranno, Gabriele
Galloni (RP Libri, 2018)
-Manuale
di teoria musicale, Cesare
Buccitti (Edizioni FCI Chorus Inside, 2023)
-La
Poesia, Benedetto Croce –
prima pubblicazione 1936 (Adelphi Edizioni, 1994)
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