LA MOSSA DEL PEDONE - Daniela Stasi - Chiedi a Francesco: del grido e del silenzio
![]() |
Daniela Stasi |
Una Lettera Aperta, al
Paradosso…
Studiando in modo appassionato Kierkegaard, con “timore e
tremore” cullai per anni l’idea di domandare al Papa di voler
illuminare la “voragine oscura”: quella da cui non vedevo più il nome di D-o legarsi, per antonomasia, alla Misericordia. Inaspettata, sarebbe
arrivata la notizia dell’indizione di un Giubileo Straordinario, il 12 marzo 2015;
a cinquant’anni dalla fine del Concilio Vaticano II proprio su questo tema.
Di quella Lettera Aperta, che iniziai a scrivere negli anni in cui si succedettero ben tre papati (Wojtyla, Ratzinger, Bergoglio), mi trovai a redigere l’integrazione all’incipit, dovendolo attualizzare alla luce dell’annunciato Giubileo; e proprio laddove mi parve di scorgere, con sempre maggior chiarezza, il commovente tentativo di Francesco di rendere l’Ecclesia Umana lo strumento ‘reale’ di Misericordia, altrimenti non più rinvenibile in D-o. Una Misericordia da dispiegare in Terra, ad opera di Uomini per gli Uomini: in un ultimo disperato tentativo di rinnovare la Fede, proprio nell’Umanità.
Ponevo all’attenzione di
chi guidava la Chiesa, quella sua stessa intenzione: e cioè, l’idea
rivoluzionaria di un Giubileo
all’insegna della Misericordia, nonostante il Silenzio del Cielo. Come a compiere un dovere di misericordia nei confronti di
un malato, a cui, pur venendo negata ogni speranza di guarigione, non si neghi
il diritto ad una carezza; che ne accolga la sofferenza.
La Shoà: del Grido e del
Silenzio
Come non pensare alla Shoà:
che è, tra gli accadimenti della Storia umana, l’Accadimento. La Shoà è in grado di svuotare
‘dal-di-dentro’ l’intera Rivelazione, per quanto di più paradigmatico abbia
contraddetto, in maniera così definitiva, l'equivalenza Logos-Amore! La Shoà impone di
non poter più assumere la sospensione teleologica della morale ad atteggiamento
tollerante, nei confronti di imperscrutabili disegni divini; anche se fosse
solo per riuscire a scansare l’ostacolo, che si frapponga alla conoscenza della reale natura di D-o. Il senso di questo
atteggiamento infatti è, a ben guardare, solo e sempre l’insostenibile
indifferenza rispetto ad ogni senso. “Tutto dunque stava per essere perduto! La promessa della posterità d'Abramo non era stato altro
che un lampo, un rapido pensiero distratto e incurante, senza compassione,
nella Mente del Signore.
“E D-o mise Abramo alla prova e gli disse: prendi il tuo
figliolo, il tuo unico, quello che tu ami, Isacco; vai al paese di Moriah e
offrilo colà in Olocausto sopra uno dei monti che io ti indicherò”.
Ch-a-Fr:
Che cosa significa dunque essere
l'eletto di D-o?
Per il Popolo in cui Egli si è compiaciuto…
Forse,
che non significhi, solo, vedersi rifiutare un futuro di amore, a cui il
bambino inconsapevole guardava con occhi spalancati di meraviglia in quelli
della madre.
Significa
patire secondi interminabili, più lunghi di una vita desiderata, maledicendone gli esordi. È questo che esige da noi la Fede? Prendendosi gioco di noi,
così crudelmente?
Attendere
che tutto l'orrore si riunisse in una piccola porzione di tempo, così da imprimere una compressione talmente illimitata da diventare
invincibile?
Come definire altrimenti, se non un tranello, l’impostura giocata a tutte quelle madri e quei padri… i quali, inconsapevoli, assieme al figlio, portavano sulle spalle il ceppo su cui compiere il sacrificio!
Ma ognuno di quei
milioni rispose: “Eccomi!”
Tutti Credettero!
Presero in silenzio i loro figli …
Ch-a-Fr:
Nella Shoà sarebbe possibile ravvisare,
senza uscire mai dalla teleologia, un'espressione superiore della Misericordia
di D-o; in
grado cioè di spiegare la ‘sospensione’ del dovere morale del Padre di amare e
salvare il Figlio?
Perché
non vi fu nessuna compassione per la Madre, nessuna per il Bambino innocente?
Essi che sperarono fino all’ultimo l’impossibile e, perciò, ne uscirono grandi
dalla prova; così come fu per l’Abramo
descritto da Kierkegaard, come mai voce d’uomo fu in grado di incarnarsi
nell’animo straziato di un gigante della Fede, capace di credere nell’Assurdo.
Solo una alternativa mi apparve
degna di valutazione: che alla Misericordia fosse stato impedito il dispiegarsi. Se i Carnefici fossero stati smossi
anche da un solo sussulto, da cui sgorgano le lacrime
che smorzano i contorni, avrebbero potuto guardare la figura della vittima
brillare tremula davanti a loro; ed essere
tentati dal non levare più il coltello.
A Francesco chiesi, più di tutto, di destare in me questo desiderio, che fu di Abramo: di piegarmi docilmente al paradosso della Fede, assecondando le esigenze della ragione. Per far emergere, da sé, nonostante la Shoà, la Misericordia di D-o. Oppure, di rivelarmi la compassione di una Mente Universale, originatasi dalla realtà fisica, a cui anche gli scettici potessero rivolgersi con speranza. Ma ciascuno di noi dovrebbe prima provare a gridare, fino ad essiccare i polmoni, tutto lo strazio lacerante provato dalle famiglie del popolo eletto quando furono smembrate dai carnefici della selezione.
Capiremmo che, con il piano di sterminio, i carnefici varcarono i confini dell'Onnipotente minandone, alle fondamenta, l'integrità! La Mente Universale sembra disposta a sacrificare il singolo pur di tenere insieme le galassie…
Scrissi ancora, a Francesco: Lei, che non ama il conformismo di posizioni comode quanto retrive: così prontamente, nell’ambito del suo mandato, ha deciso di lanciare la sfida al Silenzio. Con il Suo messaggio di riconciliazione e pace, chiede che i popoli tra loro in conflitto si riconoscano - allo stesso modo - orfani di uno stesso Padre.
La
Misericordia è intessuta, in ogni sua trama, dal filo sottile della realtà:
avere un lavoro oggi fa il paio col dovere di misericordia di uno stato sociale che riconosca piena
cittadinanza a tutti i suoi ospiti; i profughi hanno diritto alla misericordia
e all’accoglienza.
La Sua Misericordia
acquisisce così lo status di virtù ‘tutta
umana’, attraverso cui si cambia il mondo!
In
ultimo, Santo Padre, Le chiederò di ascoltare il rumore di fondo dell’Universo
(i
file sonori sono rintracciabili facilmente su Internet).
Questa
è la voce del Creato nel momento in cui si origina.
Io
ho provato a diventare un tutt’uno con la Voce del Silenzio, fino a perdermi.
Spero
che possa sentire risuonare in sé un accento lieve di Misericordia:
quello
che io, purtroppo, non riesco a percepire.
Milano,
21 marzo 2015 - 1 maggio 2024
Grazie a Daniela Stasi per la Sua testimonianza. È raro leggere parole così scelte e scritte col rispetto verso il destinatario e verso chi legge. Sono arrivato in fondo alla lettura provando la gioia di averlo fatto. Grazie
RispondiEliminaLe sono grata, di queste sue parole e della sua lettura attenta. L'elaborazione di questa lettera aperta rappresenta il mio tentativo di acquietare un po' il pensiero; condividendo il frutto di anni di riflessioni sul tema; e di studi in ambito spirituale e filosofico. Sono lieta sia stata colta questa tensione. Grazie ancora.
Elimina