David La Mantia - Una disobbedienza. Una donna. Il caso di Ipazia

 

David La Mantia




.. e lì la finirono.

Lì agonizzò sul pavimento del tempio.

le stracciarono le vesti e le carni, la spinsero nella chiesa di Cristo,

Ebbene, parlava nell’agorà a molta gente.

E poi fecero a brani quelle membra

Parlava di Dio presente e l’ascoltavano in silenzio, con stupore, seguaci e avversari.

Ma irruppe un’orda fanatica, mani e mani le s’avventarono contro le stracciarono le vesti e le carni, la spinsero nella chiesa di Cristo, e lì la finirono.

Lì agonizzò sul pavimento del tempio. E poi fecero a brani quelle membra


Ipazia d’Alessandria

Mario Luzi ha dedicato ad Ipazia un poemetto drammatico, nel 1978. Questi versi di Luzi descrivono la tragica morte della sacerdotessa, che fu smembrata ed a cui furono cavati gli occhi, prima di essere bruciata, su ordine del vescovo Cirillo, che oggi compare tra i santi da venerare. Questo fu il destino della prima donna scienziata della storia, che preferì, come donna, al ruolo tradizionale di essere sposa e madre, quello di proteggere la propria verginità, di stabilirsi semmai come “sposa della verità”.

Come si poteva accettare una donna di scienza, mentre S. Agostino affermava che la donna  “è  un animale né saldo né costante: è maligno e mira a umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le impurità

Eppure, per una donna disobbedire è affermare se stessa. 

Una necessità, quasi. Anche a costo del dolore e della morte.

Si pensi ad Eva. Si pensi alla moglie di Loth, che non accetta le indicazioni del marito e di Dio.

Ipazia fu una donna  matematica, una donna astronoma, una donna filosofa, una donna musicologa, la prima donna a capo della scuola neoplatonica di Alessandria d’Egitto, a cui si deve l’invenzione o il perfezionamento di strumenti come l’astrolabio, il planetario e l’idroscopio.

Una donna, dunque. E qui mi sento di dissentire con il taglio di Mario Luzi, che la rende un esempio del libero pensiero e martire per questo. La fa anticipatrice di Galileo per il metodo sperimentale ed induttivo, di Keplero per aver capito l'orbita ellittica dei pianeti.

Ipazia (370-415), allieva e collaboratrice dello scienziato Teone, suo padre, visse ad Alessandria d’Egitto, proprio nel momento in cui, con l’editto di Teodosio, il cristianesimo si affermò come religione di stato e da dottrina oggetto di persecuzione, almeno fino al precedente Editto di Costantino, diventò persecutrice di pagani ed ebrei, spesso con violenze inaudite. 

Ipazia paga perché donna. Perché era inaccettabile che una donna potesse ribellarsi alle regole di quella società violenta. Perché la Chiesa si afferma sul solco di San Paolo, che espunge le figure femminili dal Cristianesimo attivo, confinandole in ruoli di prestigio, sante e martiri, ma svuotandole della pericolosità della carne. Della vita vera e quotidiana.

Perché non era una questione di potere. E di diversità di vedute. L'odio contro le donne, la misoginia sono antichissime e ben consolidate. Si pensi alle tirate contro le donne di Giovenale, alle satire di Ariosto, ai discorsi di Freud sull'isteria femminile come causa dei mali della società vittoriana.

Dei suoi scritti,  purtroppo, non è rimasto niente, solo brandelli di citazioni così come rimasero brandelli del suo corpo. Ricordiamo solo le lettere del vescovo di Tolemaide Sinesio, che ascoltò le sue lezioni e che la riteneva un punto fermo nella costruzione dell’astrolabio e dell’idroscopio. 

Quindi, il fondamentalismo religioso non è un’invenzione del XXI secolo legata all'Islam, ma già nel IV secolo l'assenza di tolleranza aveva fatto sì che anche il cristianesimo si segnalasse per terribili crimini. E la fine di Ipazia è, simbolicamente,  la fine della Biblioteca di Alessandria, che con i suoi 500000 volumi, come lei è stata bruciata, quando il furor iconoclasta dei parabolani, monaci cristiani, agi su strutture, anche ebraiche, in cui era raccolto tutto il sapere di ben  sette secoli

Chissà come sarebbe potuto essere il mondo se una mente illuminata come Ipazia non fosse stata cancellata. Pensate a tutte le donne emarginate solo per essere donne. Pensate ai mondi possibili. A quelli che devono ancora venire.










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