VIOLA BRUNO - Dentro agli occhi
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Viola Bruno |
Sarà con gli occhi tuoi un lucipizio…
Capitò che a Miles Davis, durante
un tour in Italia negli anni Ottanta, fecero ascoltare Dune mosse di Zucchero
Fornaciari (dall’album Blue’s, del 1987).
Rimase talmente colpito che volle
incidere insieme a lui una versione del pezzo (fu incisa nel 1988, ma
pubblicata solamente nel 2004, in Zu & Co).
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Miles Davis e Zucchero Fornaciari
Sulle note di quella meraviglia, abbandonandoci
alla leggendaria tromba di Davis, iniziamo questo nuovo viaggio…
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
dai d'illusi smammai
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Solcherò dune mosse
https://youtu.be/A60xWr-nqv0?feature=shared
C’è
nella versione italiana del pezzo quell’espressione nonsense “dai d’illusi
smammai” (che nella versione inglese rivela il giusto significato, “I’ve
been losing my mind”, ovvero “sto perdendo la testa”), che mi
consente una piroetta ed un balzo fino al mondo incantato delle Fànfole di Fosco Maraini...
Ahi quant'è bello il Dròspide gidioso
coi drighi e gli sgamucci
agariscenti!
Ed amo lo Sbifernio e il
crapidioso
Agglàrice coi fìnfoli raggenti.
Hai visto forse un Drufo
abbestonato?
O i Mògidi far luce in festalìa?
Hai visto uno Squiridio, un
bifercato
Cotèrbalo che incanta e tantalìa?
Per
te io voglio un Gèfide bugizio
agghindorato in Plònice bardiero,
sarà
cogli occhi tuoi un lucipizio;
m'alluscherai dal fondo del
mistero.
Fosco Maraini fu un grande viaggiatore,
conosceva diverse lingue e volle inventarne una tutta sua, cangiante e
parallela, con cui diede vita alle sue Fànfole,
perle di poesia metasemantica, attraverso fonemi che rimandano ad un codice
familiare, in un gioco di suoni e significati ad uso della fantasia.
M’alluscherai
dal fondo del mistero…
M’incanterai, mi ammalerai, mi
rapirai dal fondo del mistero: “quando conoscerò la tua anima, dipingerò i
tuoi occhi”… Finché non avrò scandagliato quei fondali, non sarò in grado
di dipingerli, perché in essi si nasconde la tua anima.
Così disse Amedeo Modigliani
e Jeanne Hébuterne, il maestro e la sua musa, la sua “devota compagna
sino all'estremo sacrificio”: questo l’epitaffio di Jeanne, che, in attesa
del loro secondogenito, seguì in volo Modì, dopo una tormentata esistenza, sopraffatta
dal dolore per la sua scomparsa.
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Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1917
Per te io voglio un Gèfide bugizio…
Ho
pensato i tuoi occhi
così
tante volte
che
alla fine il pensiero
mi
è rimbalzato addosso
e
non ho più avuto un gesto
che
non fosse riflesso
dal
tuo sguardo
Questo
dirò a discolpa
quando
dovrò spiegare
perché
della mia vita
ho
fatto cosa aliena
e
complicata
***
Ti sei sempre riassunta per me
nei tuoi occhi
Così hai dominato i miei pensieri
sotto la forma dell’ellissi
indiana
dove su bianco smalto l’iride
si vetrifica attorno alla pupilla
Così sognarti
è sempre stato guardare da lontano
due fuochi fatui
in un cimitero celtico
Così la tua immagine
è l’ultima che vede di notte il
guidatore
prima del frontale.
Così
anche Michele Mari, in Cento poesie d’amore a
Ladyhawke[i], lascia inciampare l’ossessione
proprio sugli occhi dell’amata, impossibile e impassibile amore, impassabile
tormento: nel cuore sì, nella vita no... A tempo di tamburo finisce
il fiato del lettore, che tenta inutilmente di rincorrerlo e fermarlo prima che
si realizzi, ribaltata, la veggenza di un altro illustre ispiratore:
Verrà la morte e avrà i miei
occhi
ma dentro
ci troverà i tuoi
Cesare Pavese, ne precede dunque l’irrimediabilità:
Verrà la morte e avrà i tuoi
occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera,
insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi
occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara
speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno
sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi
occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro
chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
(Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 22 Marzo 1950)[ii]
Proprio quel “Cesare
perduto nella pioggia” che “sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina”,
come canterà Francesco De Gregori nella sua Alice.[iii]
https://youtu.be/I03TCONzZiE?feature=shared
Cesare Pavese rimase veramente un’intera serata sotto
la pioggia ad attendere quella ragazza, che lo aveva ingannato, rimediando una
pleurite e perdendo completamente la già vacillante fiducia in se stesso.
… e si
tenevano negli occhi…
Continuando a viaggiare sulle
meravigliose note di De Gregori, incontriamo tanti riferimenti agli occhi,
a partire dalla meravigliosa preghiera laica rivolta alla santa protettrice
della vista, dedicata ad ognuno di noi, alla nostra parte più fragile, alla
nostra paura del buio e della
fantasia…
Santa Lucia,
per tutti quelli che hanno gli
occhi
e un cuore, che non basta agli
occhi.
E per la tranquillità di chi
va per mare,
e per ogni lacrima sul tuo
vestito,
per chi non ha capito.
https://youtu.be/9hd6UY65UCk[iv]
Ed ancora al ruolo che gli
occhi giocano in amore, la potenza che lega gli sguardi, direttamente connessa
con le nostre anime.
E due zingari stavano
appoggiati alla notte
forse mano nella mano e, e si tenevano
negli occhi
aspettavano il sole del giorno
dopo
senza guardare niente…
https://youtu.be/UCFA8R1cMwg?feature=shared[v]
Aspettami ogni sera, davanti a
quel portone
E se verrai stasera, ti
chiamerò per nome
Chissà che occhi avremo,
chissà che occhi avrò
Ma se mi chiami amore, io ti
risponderò.
https://youtu.be/YNl-kc6wzJo?feature=shared[vi]
Comunque vada, basterà
rifugiarsi negli occhi di chi si prende cura di noi, con invincibile amore, per
essere salvi, aggiunge, con una ninna rassicurante, Roberto Vecchioni:
Ma comunque vada
Guardami dentro gli occhi
Gli occhi ch'eran bambini
Guardami dentro gli occhi
E non verranno i briganti
A derubarti di notte
Perché tutti i briganti
Prenderanno le botte
E non verranno i pirati
Ad abbordare la nave
Perché tutti i pirati
Andranno in fondo al mare
E non verranno i piemontesi
Ad assalire Gaeta
Con le loro land rover
Con le loro toyota
E se verranno gli indiani
Con i lunghi coltelli
Noi daremo le botte
Le botte anche a quelli.
https://youtu.be/4QOxnk0_K0I?feature=shared[vii]
Come in un sogno disperato… Interrompe Anna Maria Ortese, che
di occhi racconta in Un paio d’occhiali, in apertura al suo capolavoro, Il
mare non bagna Napoli[viii].
Ovvero di povertà e
disillusione: Eugenia è una bambina molto povera e quasi non vedente,
non ha mai visto nitidamente il mondo, finché un giorno la ruvida zia decide di
comprarle un paio d’occhiali, un privilegio per la loro condizione. Eugenia è
entusiasta e orgogliosa, pregusta i colori, lo scintillio della vita, al di
fuori del suo misero cortile.
Ma la marchesa D’Avanzo,
proprietaria del tugurio in cui vive, smorzerà subito questo entusiasmo: “A
te, che ti serve vedere bene? Per quello che tieni intorno!”… “Figlia mia, il
mondo è meglio non vederlo che vederlo”.
Appena Eugenia indossa gli
occhiali tutto inizia a girare, si sente male, vomita: il mondo è dunque meglio
non vederlo che vederlo?
Ed amo
lo sbifernio e il crapidioso…
C'è
stato un giorno in cui mi dissero che una malattia subdola avrebbe potuto
portarmi via la vista, lo sguardo, “i miei occhi belli”. Da lì ho iniziato a
catturare la bellezza del mondo in ogni sua forma, per imprimerla nella
memoria: una grande abbuffata, la creazione di una riserva a cui attingere in
caso di effettivo bisogno. Mi rifugiai nei libri, nell' incanto della natura,
fotografai il mare, il cielo, la luna, le nubi, gli arcobaleni.
Il
coraggio è non piangere sul tuo destino e accettare le conseguenze
di
quello che fai con la naturalezza degli animali. È guardarti
allo
specchio come un uomo e non come l’immagine che avresti
voluto
dare di te. È pensare che non cascherà il mondo solo perché
tu
sei caduto in errore. È capire che tutti gli uomini sono di
una
complessità disarmante e che anche tu sei tutti gli uomini.[ix]
Ho
ancora “i miei occhi belli”. La vita mi sta graziando, dopotutto non ho
ancora finito di guardare il mondo, direbbe David Thomas: ho
incontrato un miliardario. Mi ha detto che ha conosciuto i potenti. Il suo nome
è famoso nei palazzi, nei teatri e nei salotti. Ha fatto il giro del pianeta
cinque volte. Da qualche anno, si è ritirato in una capanna in riva al lago;
vive di pesca, caccia e silenzio. E se gli chiedi quando tornerà a casa, dice
che non ha ancora finito di guardare il mondo.[x]
Forse
è proprio dall'urgenza che riceviamo i doni più grandi.
Forse
è proprio dinanzi all'abisso che si iniziano a costruire i ponti migliori.
***
La poesia non salva
solo distrae dell'abisso
È la palpebra
che lo cela agli occhi.
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Dentro agli occhi – Foto di Michele Guerrini |
[i]
Michele Mari,
Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi, 2007
[ii] Cesare Pavese, Verrà la
morte e avrà i tuoi occhi, Einaudi, 1960
[iii]
Francesco De
Gregori, Alice, in Alice non lo sa, 1973
[iv]
Francesco
De Gregori, Santa Lucia, in Buffalo Bill, 1976
[v] Francesco De Gregori,
Zue Zingari, in De Gregori, 1978
[vi] Francesco De Gregori,
Pane e castagne, in Terra di nessuno, 1987
[vii] Roberto Vecchioni,
Dentro gli occhi, in Hollywood Hollywood, 1982
[viii]
Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli, collana I gettoni, Einaudi,
1953
[ix]
, xi
David Thomas,
Non ho ancora finito di guardare il mondo, Marcos y Marcos, 2016
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