Mauro Barbetti - Il campo delle scritture non-liriche (parte 1a)

 

di Mauro Barbetti

Introduzione

Nel delineare un quadro generale sulla poesia non-lirica devo fare alcune doverose premesse:

1) innanzitutto chi parla non è un accademico, ma solo uno dei tanti frequentatori del mondo letterario, perciò mi scuso da subito se avrò la tendenza ad usare un linguaggio poco specialistico e un tono abbastanza colloquiale; 2) Non è mio interesse creare proselitismi né creare avversione, ma solo approfondire una linea di tendenza della poesia che, sia pur minoritaria, ha un discreto numero di sostenitori e simpatizzanti e gode di parecchio credito, soprattutto da parte della generazione dei poeti più giovani.

Premesse teoriche

Il primo Novecento ha rappresentato un momento di forte rottura rispetto alla tradizione con la nascita di vari movimenti (Futurismo, Dadaismo, Surrealismo ecc.) che hanno proposto una visione nuova e in forte opposizione alla cultura precedente in tutti i campi dell'arte, da quello plastico-figurativo a quello letterario, finanche, in modo più indiretto, a quello musicale, con la proposta di tecniche innovative e di provocazioni artistiche. Questo ha avuto un primo effetto sul mondo della poesia con l'introduzione di varie forme di sperimentalismo (si pensi ad esempio alla scrittura automatica di Breton, all'aeropoesia marinettiana, ai Calligrammes di Apolinaire): lo sperimentalismo era per sua natura costitutiva anti-lirico poiché teso a proporre nuove forme espressive in opposizione alla tradizione.

(Immagine di uno dei Calligrammes di Apollinaire)



(Manifesto futurista)


Dopo di ciò, il Novecento ha conosciuto vari momenti e movimenti artistici che hanno tentato di innovare le forme culturali mainstream” del loro tempo: se questo è stato la norma per le arti figurative, anche il campo letterario ha presentato a più riprese le sue istanze radicali di cambiamento (per l'Italia si pensi ad esempio al gruppo '63).

La fine del Novecento ha però prodotto una tendenza ormai meno modaiola e più consolidata di riflessione sulla scrittura poetica che, pur assumendo nomi diversi (post-poesia, prosa in prosa, scrittura di ricerca), muove da alcuni fondamenti ben definiti.

Il punto di partenza potrebbe essere quello di ricerca di una maggiore oggettività della scrittura o, cambiando leggermente il termine di partenza, di una attenuazione o vera e propria scomparsa della soggettività e/o autorialità nel testo.

A questi scrittori la poesia lirica appare una condizione e un luogo ormai impraticabile: il focus posto sull'io dell'autore e sulla sua volontà assertiva, sulle ancora intatte potenzialità di una supposta musicalità dei versi, sull'utilizzo di vocaboli spesso fin troppo abusati e perciò asfittici (il poetese), sul ricorso a strutture (metriche e non) sentite come artificiose, non farebbero altro che aumentare la distanza tra chi legge e chi scrive e a far rivelare del testo la sua scarsa autenticità. Questa ipertrofia dell'io e il suo bisogno di espressività sarebbero anche tra le cause della perdita di mandato della poesia da parte della società contemporanea.

Da qui nasce l'esigenza di rivolgersi a forme diverse di scrittura (in primis quella della prosa) e/o all'ibridazione della poesia con altri generi. Si potrebbe dunque pensare alla scrittura di ricerca come ad una volontà di ampliamento del campo poetico sia in termini di forma (non più solo la scrittura caratterizzata dall'“andare a capo”), sia in termini semantici (il linguaggio post-poetico usa tutte le parole, non le distingue in base alla loro presunta o codificata poeticità, né in base a supposte qualità sonore).

Ma partiamo dal panorama internazionale. La Francia ha una lunga tradizione in questo tipo di teorizzazioni, almeno dal 1942, anno in cui Francis Ponge pubblica il suo Il partito preso delle cose” (tradotto in Italia solo nel 1979 per la Bianca di Einaudi).

Il libro si propone come una sorta di nuovo De rerum naturae con l'investigazione delle cose naturali a partire dalle cose stesse e non da aprioristici costrutti umani, esercitandosi in una visione quanto più materiale del mondo fenomenico.

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La Candela

La notte a volte ravviva una pianta singolare il cui bagliore scompone le camere ammobiliate in cespugli d’ombra.
La sua foglia d’oro si regge impassibile nel cavo di una colonnetta di alabastro, attraverso un peduncolo nerissimo.
Le farfalle povere la assalgono preferendola alla luna troppo alta, che vaporizza i boschi. Ma subito bruciate o sfinite nella battaglia, tutte fremono sull’orlo di una frenesia vicina allo stupore.
Intanto la candela, con il vacillare dei chiarori sul libro nel brusco sprigionarsi dei fumi originari, incoraggia il lettore – poi si inclina sul suo piatto, e affoga nel suo alimento.

***

Non sono poi certo indifferenti alle idee di Ponge gli scrittori dell'ecole du regard (sia pure su un versante esclusivamente narrativo) che un decennio più tardi vanno alla ricerca di uno sguardo oggettivo, quasi filmico sul reale, né alcuni approdi degli scrittori dell'Oulipo negli anni post 60 (Queneau, Perec ecc.), ma è soprattutto a partire dagli anni 90 che una nuova generazione di poeti francesi si è mossa in direzione di questa riduzione della scrittura al suo grado zero, cercando di uscire all'ipertrofia dell'io e abolendo o destrutturando il linguaggio lirico.

Jean Marie Gleize, che oltre che poeta è stato un po' il teorico di questa nuova ondata, ha battuto (e dibattuto) molto sui concetti di nudità, povertà e riflessività. In definitiva si tratterebbe, come scrive Florent Coste su Gammm, “della necessità di spogliarsi e di liberarsi da certi costumi, da certi atteggiamenti fin troppo apertamente stravaganti o seducenti, da certe posture piene di fronzoli” alla ricerca di autenticità, con consapevolezza e lucidità intellettuale.

Tra gli scrittori francesi vicini alla “postpoesie” possiamo ricordare Nathalie Quintane e Christophe Tarkos, le cui opere sono state recentemente pubblicate in Italia da piccoli editori specializzati, soprattutto sulle collane della Tic edizioni e su quelle della Benway series. Offriamo qui alcuni esempi.

Sul giornale che ho sotto gli occhi, ci sono parecchie fotografie, e sulla prima di queste fotografie c’è un vecchio contadino che racconta un episodio della guerra rivoluzionaria ad alcuni giovani che sono venuti a visitare una mostra. I ragazzi piegano un po’ la testa. Le ragazze stanno davanti e piegano la testa come se fossero tutte e tre dalla stessa parte della barca (a Wuhan, 1988).

Queste meravigliose immagini mi sono piaciute molto.

Adesso so che la porta bisogna aprirla e farla sbattere. Starsene in piedi fuori e dimenticare le immagini. La questione rivoluzionaria è ormai una questione musicale. Starsene in piedi fuori, ascoltare il vento.  

(Da Opacità critica di Jean Marie Gleize su gammm.org)

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Più tiro su il finestrino, più il motore copre il rumore del vento.

Scalo la marcia, la macchina fa un piccolo salto ed io salto un po' assieme a lei: c'era un dosso.

Nell'istante in cui sorpasso la sua macchina, una bambina sta premendo faccia contro il vetro del finestrino, al posto del naso c'è un cerchio bianco.

Dietro il parabrezza nello spazio sopra lo scomparto portaoggetti un po' di cioccolato si è sciolto su una penna a sfera e su alcuni biglietti dell'autostrada

(da Osservazioni di Nathalie Quintane - Benway Series ed.)

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Prendo la metropolitana, non guardo se ci sono dei controlli, ho un biglietto pagato, ho timbrato il biglietto, sono onesto, sono in regola, sono ricco di onestà, non ho paura, non guardo nulla, non sorveglio nulla, sono l’uomo onesto, mi sono ritrovato abbastanza soldi da farci rientrare il biglietto.

I soldi sono l’unico valore che ha un legame con quello che è sostenibile. È un valore morale esterno ed è un valore infiltrato ogni giorno in ogni direzione, si infiltra, è presente in ogni concretizzazione, si diffonde in ogni movimento dello spirito, si è infiltrato in ogni gesto, non è rimasto nell’ambito dei giudizi, è un valore vivo.

È più di un valore, è il valore della concretizzazione, non esiste un movimento che non sia esterno al suo programma, il suo programma include tutti gli aspetti del metabolismo umano.

(Da I soldi di Christophe Tarkos - ed. Tic)

A corredo e per maggior conoscenza di questi autori, sia Tarkos che la Quintane hanno accompagnato la propria scrittura con l'attività performativa che può essere apprezzata su youtube e vi rimando tra i tanti ai seguenti link:

Christophe Tarkos - YouTube

Nathalie Quintane - Mobilisation générale - YouTube  e 16 Nov. 2016 | Performance : Nathalie Quintane, « Camisole sans manches » (youtube.com)

Dall'altra parte dell'oceano varie forme artistiche e movimenti hanno avuto una grande influenza nel mondo delle scritture a-liriche, partendo dalle esperienze moderniste e le figure più sperimentali come Ezra Pound e Gertrude Stein, passando attraverso le poesie in prosa di Kenneth Patchen degli anni cinquanta (Panels for the walls of heaven e The famous boating party) e proseguendo nel decennio successivo con alcuni esiti della Beat generation e soprattutto con William Burroughs che in “Pasto nudo” sperimenta le possibilità del cut-up (taglio di testi preesistenti e loro riassemblaggio creando un testo nuovo e autonomo), arriva fino ai nostri giorni. Possiamo qui citare tra i contemporanei Kasey Silem Mohammad, uno dei teorici dell'uso del cut-up applicato ai nuovi media (googlism e flarf) o Kenneth Goldsmith e la sua scrittura concettuale.

Islam

          e2 the new york times, martedì 11 settembre 2001

          arte all'estero

          Continua dalla prima pagina culturale

Sull'Islam, Mr. Houellebecq è andato anche oltre, deridendo sua madre che si è allontanata dopo la conversione all'Islam e proclamando che, se tutte le religioni monoteistiche sono "cretine", "la religione più stupida è l'Islam." E ha aggiunto: "Quando si legge il Corano, ci si arrende. Almeno la Bibbia è

          Turismo sessuale

          e provocatorie

          osservazioni sui

          Palestinesi.

molto bella perché gli ebrei hanno un talento letterario straordinario." E in seguito, sottolineando che "l'Islam è una religione pericolosa", ha affermato che essa è condannata a scomparire, non solo perché Dio non esiste, ma anche perché è in procinto di essere scalzata dal capitalismo.

(testo da me tradotto da The day di Kenneth Goldsmith, lavoro in cui l'artista ha estrapolato brani tratti dal New York Times dell'11 settembre (cioè l'edizione uscita prima che avvenisse l'attacco alle Torri gemelle)

 

Mi Piace Citare Cose fuori dal Contesto

mini-bolle piene di gattini randagi
acchiappa le bolle, lasciando così in pace i genitori
sono andato indietro sul pavimento con i gattini
… “pace,” disse il Ranger Smith
ben detto papà, ti voglio bene
mettendo la sordina nel mezzo della battuta chi sei tu esposto
cavi scelti allarme facendo la doccia
con una t-shirt dei Guns ‘N Roses
così nemmeno hai un contesto

(testo uscito su Gammm, tratto da Deer head Nation di K. Silem Mohammad)

Dopo questa introduzione, dal prossimo articolo cominceremo a parlare del panorama di casa nostra. A presto.


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Attivo in ambito letterario in gioventù, Mauro Barbetti per vent’anni ha creduto di averla fatta franca, poi nel 2008 il vizietto della scrittura lo ha ripreso. 

Ha all’attivo le raccolte in versi “Primizie ed altro” - La scuola di Pitagora ed. (2011), “Inventorio per liberandi sensi” - Limina Mentis ed. (2013), “Versi laici” - Arcipelago Itaca ed. (2017) e “Retro Schermo” – Tempra ed. (2020).

Nel 2020 ha vinto il Premio Pagliarani – sez. inediti con la raccolta “Frammenti da zone soggette a videosorveglianza”, pubblicata da Zona nel 2022. Nello stesso anno è uscito anche “Dismettersi” (La valle del tempo ed.)

Alcuni suoi testi compaiono su Poetarum Silva, Poesia del nostro tempo, la Recherche.it, Poesia ultracontemporanea, Argonline e Versante Ripido.

Ha realizzato traduzioni di poeti in lingua inglese quali John Berryman e Keith Douglas.

Dovesse avere qualcosa in testa (non capita di frequente), proverà a scriverlo “irregolarmente” su questo magazine.

E' anche redattore della casa ed. Arcipelago Itaca.


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